Ho capito il vero senso di “See you somewhere in Europe!”

Quando ho deciso di applicare alla Summer pensavo di sapere cosa mi aspettava, avendo già partecipato a un bel po’ di eventi locali. Non è stato proprio così! Lontano da casa è tutto diverso. Ogni emozione è il doppio: dal timore di sbagliare strada all’euforia di incontrare persone nuove, dall’entusiasmo di comunicare con gli altri, alla voglia di alzarsi la mattina anche se a pezzi, dalla curiosità di vedere, scoprire e gustare ogni momento, alla malinconia quando devi ripartire. La cosa che mi è piaciuta di più è stata proprio questo entusiasmo che mi spingeva ad essere più amichevole del solito con gli altri, anche se li conoscevo da pochissimo e nonostante la mia goffaggine nel parlare inglese (e in tutto)!

“Ma perché ci tieni tanto ad andare?” qualcuno mi diceva. Non è un viaggio studio, non è una vacanza vera e propria, non sai neanche se ti accettano, devi andarci da sola, che cos’è? In realtà neanche io sapevo definirla ma avevo avvertito che ne sarebbe valsa la pena da altri eventi e da un sacco di recensioni positive. Pensai: perché no?

Dopo aver ricevuto la mail di conferma, penso di aver passato troppo tempo su facebook per controllare ogni tanto se c’erano novità sul gruppo che avevano creato appositamente (e per cercare di scoprire che tipi erano gli organizzatori e gli altri partecipanti…). In quell’occasione mi accorsi che il viaggio per raggiungere Saragozza non sarebbe stato del tipo: salgo in aereo, scendo, arrivata. In realtà è stato lungo ma non tanto pesante perché ho incontrato altri partecipanti per strada.

fresia

Già dal primo giorno eravamo tutti super carichi e ogni nuovo arrivato veniva accolto subito nel gruppo che si formava man mano. Dopo neanche 2 giorni mi sembrava di essere via da una vita, e allo stesso tempo l’ultima sera non riuscivo a credere che quegli intensissimi giorni fossero già finiti. Tutte quelle escursioni e visite mi facevano rivivere lo spirito da gita scolastica, ma ovviamente a questa età

sei più consapevole, hai più libertà e hai interessi diversi. In più, in un evento AEGEE tutti hanno una gran voglia di divertirsi e conoscere culture di altri Paesi. Non abbiamo solo visitato il posto, ma per quei giorni l’abbiamo veramente vissuto in compagnia di ragazzi che ci abitano, che ci facevano sentire come ospiti a casa loro e che ci portavano anche nei luoghi meno turistici, o a fare attività bellissime che se ci fossi andata da sola non avrei mai programmato di fare. Mi trovavo immersa in un mondo veramente fuori dal comune, in cui ogni giorno c’era qualcosa di interessante e coinvolgente.

Sono state le attività più pazze e semplici a riempire al meglio le giornate, come la caccia al tesoro in città in cui dovevamo trovare i luoghi e immortalare la scoperta con una foto divertente, magari con l’aiuto dei passanti, o la serata “master chef”, nella quale ogni gruppo camera preparò un piatto da mangiare insieme a cena (l’impresa si rivelò più dura del previsto, ma alla fine vincemmo!). Penso che questi siano i momenti che mi ricordo meglio, oltre alla cosa più bella di tutto il programma: il giro con i kayak. Forse sono state proprio queste attività ad alimentare lo spirito di gruppo, insieme alle feste: non so davvero dove trovavamo le energie per ballare dopo una giornata passata in giro, fatto sta che il tempo passava in fretta.

fresia2

Nel viaggio di ritorno realizzai come quei giorni fossero davvero finiti, e mi sembrava che mancasse qualcosa: proprio adesso che cominciavamo a conoscerci veramente, era ora di dividerci forse per sempre. Capii il senso del classico saluto tra aegeeans: “see you somewhere in Europe!”. Prima lo ritenevo banale, ma quella sera lo augurai a non so quante persone sperandoci veramente.

Credo che le cose più belle che ho imparato in questa esperienza non sono proprio delle abilità o delle conoscenze. Certo, ho meno preoccupazioni a viaggiare da sola, e forse sono un pochino più sciolta con l’inglese oltre ad aver appreso molte cose sulla cultura spagnola e non solo. Ma quello che mi sono portata a casa è lo spirito di appartenenza a un qualcosa che ci accomunava, forse la voglia di viaggiare, forse il far parte di AEGEE, forse l’essere cittadini europei o forse solo essere dei giovani curiosi in cerca di avventura. Appena tornata a casa l’Europa mi sembrava rimpicciolita e pensavo già a quale sarà il prossimo viaggio. Questo spirito mi ha dato la carica per i miei progetti futuri e mi ha spinto a mettere un pizzico di entusiasmo in più nelle cose che mi piacciono.

 

Fresia Dreossi, AEGEE-Udine